life · Presentazione · salute

Ma che film la vita – Parte III


Comincia così la mia rincorsa alla vita.


A quella forma di esistenza che tutti aspiriamo e che forse nemmeno pienamente raggiungiamo. Io a maggior ragione ero, in fondo, al primo casello di un’autostrada lunghissima. Il mio “giro d’Italia” era in sella a una bicicletta fatta di ospedali, medici, interventi, esami e medicinali. Non avevo deciso di salirci io, mi hanno messo su e detto di spingere i pedali.

Ho spinto. Un po’ da solo, un po’ con l’aiuto dei miei ma soprattutto dei medici. Ricordo, grazie ai racconti dei miei, dei primi 8-9 mesi di vita passati interamente in ospedale. Solo qualche breve “relax” di massimo una settimana a casa nella quale si stava sempre all’erta e pronti a fare le valige.

Questo significava spesso: Natale, pasqua, carnevale, compleanni, chiuso in stanze che iniziavano a essere casa. Non dimentico l’essermi mascherato con quello che si trovava in ospedale, non dimentico le vagonate di regali giornalieri per tirarmi su il morale. Non dimentico, assimilo ed è la mia storia. 

Cerco di abbreviare un po’ il percorso di questo racconto: all’età di 4 anni riposizionai la valvola dell’idrocefalo e il giorno che mi tolsero i punti, oltre all’infermiere, il chirurgo si presentò in giacca e cravatta! Vi risparmio tutte le piccole tappe chirurgiche in avvicinamento alla grande svolta che arriverà nel nuovo secolo e millennio, il 2000. Ve ne parlerò in seguito nel dettaglio.

Mi piace però ricordare, visto che l’ho fatto qualche giorno fa al telefono con il coraggioso medico che in quella notte famosa in cui ero inviato come un pacco postale, mi prese tra le braccia e si prese cura di me fino a prima di andare in pensione; ve la ricordate l’accenno alla poliglobulia? Bene. In quella telefonata abbiamo voluto ricordare, ridendoci su (ora lo possiamo fare apertamente) di tutte le volte che bisognava praticare un salasso per ridurre drasticamente il numero degli omini rossi. Se non lo faceva lui, il dottor C. io non volevo assolutamente farlo, cascasse il mondo!

Se in questo lungo film ci sono aneddoti positivi, non posso e soprattutto non è giusto dimenticare gli aspetti quotidiani negativi. Eh sì, perché anche se sei ancora, in tenera età non comprendi tutto subito e nella saga dello scherno voglio ricordare:

“ah ma quindi tu la mattina ti trucchi?!!” – “può essere che non c’hai fiato?”- “beato te che non fai educazione fisica!” (tks…voglio farla bello di casa ma come dici tu, non mi regge il fiato) and ladies&gentleman “METTITI SEDUTO PERCHE’ TU STAI MALE!”. Quelli un po’ più accorti e diciamo magnanimi si limitavano a “come mai c’hai una cicatrice cosi lunga? e tutte quest’altre?”. Non ho mai nascosto nulla, ho affrontato tutto a viso aperto e non mi ha fatto mai paura raccontare cosa sia successo e per questo lo faccio anche qui. 


FINE III PARTE – Vedo che i vostri stomaci reggono…wooow! Vi aspetto nei commenti, se ci siete battete un colpo!

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