life · Riflessioni

Non sono disposto più ad aspettare

Festeggiamenti finiti, silenzio intorno, paese semivuoto, l’autunno a quasi 1000 metri di altitudine è già arrivato.

Salgo sulla barca in legno che è ancora maestosa, con il suo albero maestro, al centro della piazza. Solo il vento mi sbatte sul viso e sulle maniche della maglietta leggera, corta e tutta sgualcita. Penso.

Non sono disposto più ad aspettare. Non sono disposto più ad aspettare chi è ad intermittenza, chi promette, dà pacche sulle spalle, inventa prospettive ed aspettative, chi riceve tutto gratuitamente (sono fatto cosi) ma spesso non fa nulla se non con tornaconto.

Non aspetto più nessuno. Ho dato mille possibilità e porte aperte; ora non è più tempo. Non è più tempo di stare sulla soglia ad aspettare chi non lo merita veramente, chi utilizza parole di circostanza. Ci sono per tutti ma è giusto esserci per chi utilizza parole e mette dopo di esse il concreto, il fare.

Settembre è il mese dei propositi. Uno di questi è appunto ricominciare da me, ricominciare a prendermi cura del mio spazio, dei miei bisogni. Una strada che mi vede protagonista e della quale so io la direzione.

Scrivo queste righe per me e per quanti ogni volta sentono il bisogno di ri-cominciare.

Annunci
Feste · life · Riflessioni · Storie · Tradizione

Padrone incontrastato

67841546_452419948680825_561261593579250868_n(1)

Sempre dagli appunti sparsi – 19.08.2019

Sei tornato padrone incontrastato
Dopo 3 anni di attesa e di speranza
A corde, scale e braccia sei arrivato
Tu sei là in alto per noi vigilanza
Di un paese che ha ancora dimostrato
Quanto vale amicizia e fratellanza
Ooh forza io grido forte a squarcia gola
Fin quando non finisce la parola!

Eccoti qua, nel bel mezzo del paese a dimostrare che la schiena è ancora dritta, per tutti! Per noi e per tutti gli altri! Perché non si deve mollare MAI!
Non parli, ma tanto dici, forse ci guardi e ci sussurri: “niente è finito, nulla è perduto!”

Feste · life · Riflessioni · Tradizione

Mai, mai, mai ti lascio!

Torno dopo tanto tempo e vi lascio un pensiero sparso, venuto di notte, dopo essere tornato da quel posto che io chiamo casa e che è il paese di origine dei miei genitori. Ci troviamo a Spelonga di Arquata del Tronto, dove ogni 3 anni viene revocata con la “Festa Bella“, la battaglia di Lepanto del 1571. Tre anni fa il terremoto fermò tutto, ecco le mie impressioni a 3 anni di distanza.

68351604_10156957964567663_570819630587707392_o

11.08.19 – “Mai, mai, mai
ti lascio,
mai, mai, mai
da sola.

E per noi
mai niente più cambierà,
tu sarai sempre regina
ed io il tuo re.

3 anni fa, è diventato l’inno di un popolo, l’inno di gente che non ha mollato mai! È vero, quella notte ho davvero pensato “è tutto perso” ma poi ho rimesso in testa queste parole e tutto perso, non è!

3 anni dopo siamo qua, stessa gente (o quasi), stesso posto, stessa forza, tenacia,voglia di esserci e andare avanti; voglia di dirsi che siamo gente tosta e che niente ci piega. Se dopo 3 anni siamo qui è perché lo abbiamo voluto, lo abbiamo cercato, sperato e realizzato. Vi starete chiedendo se ho pianto e se lo stia facendo…si!

Grazie fin da ora ai santesi, ad ogni persona che ha creduto e crede nell’aiuto e nella collaborazione reciproca, nel tramandare per generazioni una tradizione passando di mano in mano crocchi,stanghette, casacche, fazzolettoni ed ogni piccola cosa che manda avanti questa grande macchina. A tutti quelli che si sono aggrappati con le unghie e con i denti alla propria terra! Grazie!”

life

That’s life

Circa tre mesi fa ho scritto l’ultima parte di un racconto a puntate, tutto mio.

Ero preso dalla frenesia di continuare su quella strada. Scrivere racconti, inventare storie e magari cambiare rotta al blog. All’ improvviso però ho “perso” la chiave che apriva questa idea e non ho fatto più nulla. Ve ne sarete pure accorti, no?

Sono passati i mesi e ho trovato un’altra chiave che oltre ad aprire un’idea, ha (ri)aperto il cuore e la voglia di dare un’altra veste a questo cantiere, che è la mia vita. Ed è forse l’unica storia che non è fatta di finzioni, ma è reale.

Ho dovuto rimettere mano a vecchi metodi, come tornare a scrivere con carta e penna, per girare la chiave di quest’altra porta molto più intima e che in precedenza in pubblico non ha avuto molta fortuna. Eh sì, perché scrivere della propria fede e di come lei faccia impatto sul  quotidiano non è che interessi o piaccia a tutti.

E’ inutile nascondersi: se incentri un blog sulla tua vita ed essa comprende anche quest’aspetto allora va affrontato!

Via! Tutto è andato e va di corsa e non sempre ho avuto il tempo di coltivare il silenzio che non è solo delle labbra bensì anche quello interiore, quello fatto di domande, quello che ti fa riprendere il Cammino che tempo fa andava spedito. Oggi non è come tanto tempo fa, oggi non mi basta più sentirmi dire che, non sentirLo,  è un momento vuoto e arido dal quale mi rialzerò, oggi cerco altre risposte. Voglio capire cosa trovo scritto nella mia vita a riguardo. Forse l’ho letto mille volte ma non l’ho capito. Ora è il momento…that’s life!

Ora voglio confessarvi che mi sento molto più leggero dopo che ho tolto questo piccolo sassolino.

Vi starete chiedendo allora quali altre novità, quale altro smottamento subirà questo posto. Ve lo dico subito: NESSUNO, se non quello di parlare apertamente della Vita!

Tutto a suo tempo però! Alla prossima!

scrittura creativa · Storie

ALL IN! – CAP X

All in

Arrivato a casa Marco non sapeva se essere nuovamente un fiume con Anna oppure pensare veramente a quella proposta, pericolosa, allettante e che sicuramente avrebbe mandato all’aria un lungo percorso di cambiamento. Un cambiamento positivo ma del quale Marco non ne aveva apprezzato ogni momento. Senza volerlo, dal di dentro di quella libertà era tornato in un vortice che stavolta girava molto più veloce: girava grazie a persone che lo avevano ascoltato per mesi, sapevano ormai quel che bastava per toccare le sue corde deboli e attirarlo nella rete.

Anna arrivò a casa sempre piena di buste e materiali per il suo lavoro. Marco fece un grande sospiro, scosse la testa e prese le buste per alleggerire il peso ad Anna che aveva già fatto le scale e tirava un gran fiatone.

Era l’ora di cena. Marco, senza volerlo iniziò a rispettare il copione che gli aveva prospettato Antonio. Si prese cura di Anna, della casa, di se stesso. Sempre disponibile, gentile ma con quel pensiero fisso. La cosa andò avanti per settimane, mesi. In tutto quel tempo di Antonio nessuna traccia.

Arrivò l’autunno e con sé il telefono di Marco che squillava. Marco, che stava pranzando in casa si allontanò verso la camera.

– Allora?

– Allora cosa?

– Hai deciso? Qui mi stanno scaricando tutti. Di tempo te ne ho dato abbastanza. Ora tocca a te.

Silenzio.

-Guarda che sono stato generoso e paziente ma ora è tutto finito. Non continuare a fare il pesce e ti do cinque minuti per darmi una risposta.

-Ci sto! Ad una condizione. Che tutto quello che ci siamo detti nell’ultimo colloquio rimanga su quella panchina e che non venga torto un solo capello a nessuno.

-Hummmm… va bene…

-D’accordo allora. Quando comincio?

-Per me anche subito. Il primo pacchetto lo aspettano alle 15 ai giardini che tu conosci bene.

-Ma sono le 14…ed è pieno giorno!

-Ecco appunto, finisci il tuo pranzo da piccioncino e poi vai all’ appuntamento. E… se è pieno giorno…beh sono i rischi del mestiere… – Antonio cominciò a sghignazzare.

La telefonata s’interruppe e Marco tornò al tavolo. Inventò su due piedi una scusa e terminò il pranzo con Anna. Alle 14.30 usci di casa con la scusa di fare una consegna imprevista e scese in strada. Trovò dentro la cassetta della posta la sua prima consegna e si diresse all’ appuntamento. La sequenza che si protrasse per mesi fu questa: ritiro del pacchetto, arrivo nel luogo prefissato, consegna, pagamento e contatto con Antonio per l’avvenuto scambio. La ricompensa arrivava alla fine del mese. Passarono uno due, tre mesi sempre con lo stesso meccanismo. Più scambi uguale più soldi per Marco.

Zero parole con Anna sulla questione e quindi zero problemi, solo soldi che entravano in casa. Tutto molto semplice.

Purtroppo però l’essere sotto pressione costò caro a Marco. Anna di ritorno da uno dei suoi soliti giri prima di aprire la porta di casa aprì la cassetta della posta, trovò il pacchetto destinato a Marco. Non si scompose, prese il pacchetto, entrò in casa e lo appoggiò sul tavolo. Erano mesi che continuavano quelle uscite fuori orario, quel rientrare altrettanto fuori orario, voleva che non fosse quello che immaginava ma ormai non aspettò altro tempo. Di tempo ne era passato già abbastanza e Anna era una miccia pronta ad accendersi.

Affrontò Marco, vomitò fuori tutta la sua rabbia e frustrazione accumulata in quei mesi.  Era stanca e aveva fatto tutto il possibile per salvare il rapporto, ora basta. Disse semplicemente a Marco che lei aveva fatto di tutto, ma che se lui non voleva essere salvato per lei non c’erano problemi: ognuno poteva tornare da dove era venuto. L’unica cosa che la sollevava era che Marco, dopo quel lungo percorso, aveva gli strumenti per uscirne di nuovo ma lei, stavolta non ci sarebbe stata. Non ebbe né lacrime, nient’altro.

Riordinò la cucina, andò in camera, preparò una borsa con l’indispensabile e uscì di casa.

Marco, rimasto in silenzio per tutto quel tempo, aprì la vetrina, prese una bottiglia e si verso un bicchiere.

FINE!

scrittura creativa · Storie

ALL IN! – CAP IX

All in

E il peggio arrivò. Arrivò con il vento caldo di fine estate. Marco passeggiava lungo il viale alberato costeggiato da panchine e lampioni che a tardo pomeriggio, con il primo imbrunire emisero la loro luce fioca. Seduto su una panchina, c’era Antonio che alla vista di Marco non si scompose. Marco rimase bloccato appena lo vide.

-Che fai sei sorpreso? Non ti siedi qui con me?

-Antonio…No, non mi siedo! Voglio capire fino a dove sei capace di arrivare…

-Beh fino a dove sono capace, lo saprai già ma siediti, non mi piace parlare con i lampioni…

-Fai poco lo spiritoso…

-Zitto e siediti! Insomma non ti sono bastati i quattro calci nella notte buia, compresa tutta l’acqua che hai preso poi dopo. Non ti sono bastate tre righe orizzontali e la forzatura della portiera. Non ti è bastato il nostro totale silenzio agli incontri e non ti è bastata nemmeno la piccola chiacchierata che ho fatto con la carissima Anna…eeh Marco Marco…Ma ascolta, sei sicuro che dove stavamo insieme prima, io e te, seduti in circolo con quegli sguardi ebeti a piangerci addosso e…come diceva Pietro…ah si…” vi accompagnerò verso la libertà. Se siamo qui è perché abbiamo deciso di toglierci di torno qualcuno che ci insegue e anche se stiamo correndo per scappare ci acciuffa”. – Antonio scoppiò in una risata fragorosa – Ma dai veramente credi che così, lavoro onesto compreso, riuscirai a campare? Ho un lavoretto giusto per te. Per le tue mani e le tue gambe veloci.

-NO! – Urlò Marco prima che Antonio potesse finire la frase.

-Zitto ho detto! Si tratta solo di portare dei pacchetti un po’ in giro per la città. Il corriere è un lavoro onesto… no?

-No… no e no! Quel tipo di corriere non mi piace. Sono uscito da tutto e tutti e non ho assoluta intenzione di rientraci.

– Guarda che se vuoi sposare Anna hai bisogno di soldi e ce li avrai, pochi alla volta ma … subito!

-Come fai a sapere tutte queste cose?

-Le so perché non sono stato seduto con altri ventinove ebeti a piangermi addosso. Ho raccolto informazioni anche sulle formiche che mi camminano sulle scarpe e quindi… le so! Sei talmente impaurito che mi hai fatto venir voglia di darti del tempo. A una condizione però…

-Quale…?

-Basta parlare con Anna di queste cose. Basta star seduto con gli altri ventotto, basta commissariati e polizia. Pensa a te Marco, pensa ad Anna, torna a casa e dalle una mano con il suo lavoro, fai la spesa, uscite insieme, guarda…stai anche con i vecchietti del volontariato e nel frattempo…consegna i miei pacchetti. – Antonio finì la frase con un occhiolino e risatina beffardi. – Non mi dire nulla. Pensa alla proposta.

Antonio si alzò dalla panchina e si dileguò nella sera. Marco rimase seduto e in silenzio. Ogni parola di Antonio non aveva bisogno di verifica. Era tutto vero. Avrebbe mandato all’aria tutta la trama composta con la polizia, tutto quello costruito con Anna in quell’anno e mezzo di duro cambiamento per ottenere la “libertà” che Antonio gli descriveva? Scosse la testa, tirò su le spalle e si avviò verso casa con il vento caldo che gli gonfiava il piumino e scompigliava la chioma.

scrittura creativa · Storie

ALL IN! – CAP VIII

All in

Anna usciva dall’outlet di bricolage alla periferia della città. Stava sistemando gli acquisti nel bagagliaio quando un uomo alto brizzolato, occhi castani, viso squadrato e olivastro, jeans nero scuro, camicia grigia e cappotto scuro lungo, gli si avvicinò sotto la pioggerellina fitta.

-Signorina mi scusi… – afferrando con una mano il braccio di Anna.

-Eh…ma… Si? Lei chi è mi scusi…?

-Per ora non importa il nome. Per ora deve solo portare questo messaggio a Marco: non continui ad andare alla polizia se non vuole peggiorare la sua situazione.

-Ehm…sì ma lei chi è?

Total black man si voltò e si dileguò sotto la pioggerellina. Anna rientro in macchina, sistemando ancora le ultime buste e pensò a quel volto e quella mano. Era una donna fisionomista, avrebbe potuto dirigersi direttamente al commissariato portando con sé uno schizzo di quel volto (era brava anche nel disegno). Non lo fece, voleva prima raccontare l’accaduto a Marco.

Arrivata a casa, infatti, trovò Marco seduto sul divano con il cellulare in mano. Aveva appena finito la chiamata con Pietro. Anna le si avvicinò e le raccontò l’accaduto. Marco, dopo aver spiegato in due parole la continua assenza di due del gruppo, comincio ad ansimare:

-A…A…Ant…Non ha perso tempo! Anna ascoltami: siamo nei guai fino al collo. Ho finito di parlare adesso con Pietro e in pratica tutta questa storia ha messo in pericolo anche l’associazione A.G.A.P., siamo con le mani legate. Se andiamo alla polizia Antonio non se la prenderà solo con me… peggiorare la situazione vuol dire che dopo me e l’associazione tocca a qualcun altro…

-A chi?

-A…a…a te!

Un silenzio sordo invase la sala. Ci doveva essere un modo per uscire da questa situazione. Rimuginarono su come e soprattutto quando mettersi all’ azione. All’ improvviso squillò il cellulare di Marco. Nessun numero visualizzato. Con il sangue gelato Marco rispose e riuscì a sospirare solo quando dall’ altra parte sentì la voce del capitano. Nella telefonata, piena delle solite raccomandazioni, il capitano lo informò che avevano raccolto elementi sufficienti per passare all’ azione. Da quel momento però c’era bisogno dell’aiuto di Marco. Avrebbe dovuto continuare a partecipare agli incontri ed essere una “talpa” per la polizia. Antonio e Piero dovevano tornare, dovevano fare il passo falso di raccontare dove erano finiti in quel lungo periodo. Entrambi dovevano essere nuovamente tratti in arresto. Questo sarebbe avvenuto dopo. Marco, a ogni incontro nel quale sembrava aver raccolto elementi utili, doveva recarsi in commissariato e riferire agli agenti.

Nelle settimane seguenti iniziò a tessere quella trama raccomandata dalla polizia. Purtroppo però dai due non ebbe alcuna informazione veramente utile per andare avanti. Passava il tempo, aumentava il pericolo: nessuno aveva fatto più un agguato o un passo verso di lui e questo, in quel mondo significava che il peggio era dietro l’angolo.