scrittura creativa · Storie

ALL IN! – CAP X

All in

Arrivato a casa Marco non sapeva se essere nuovamente un fiume con Anna oppure pensare veramente a quella proposta, pericolosa, allettante e che sicuramente avrebbe mandato all’aria un lungo percorso di cambiamento. Un cambiamento positivo ma del quale Marco non ne aveva apprezzato ogni momento. Senza volerlo, dal di dentro di quella libertà era tornato in un vortice che stavolta girava molto più veloce: girava grazie a persone che lo avevano ascoltato per mesi, sapevano ormai quel che bastava per toccare le sue corde deboli e attirarlo nella rete.

Anna arrivò a casa sempre piena di buste e materiali per il suo lavoro. Marco fece un grande sospiro, scosse la testa e prese le buste per alleggerire il peso ad Anna che aveva già fatto le scale e tirava un gran fiatone.

Era l’ora di cena. Marco, senza volerlo iniziò a rispettare il copione che gli aveva prospettato Antonio. Si prese cura di Anna, della casa, di se stesso. Sempre disponibile, gentile ma con quel pensiero fisso. La cosa andò avanti per settimane, mesi. In tutto quel tempo di Antonio nessuna traccia.

Arrivò l’autunno e con sé il telefono di Marco che squillava. Marco, che stava pranzando in casa si allontanò verso la camera.

– Allora?

– Allora cosa?

– Hai deciso? Qui mi stanno scaricando tutti. Di tempo te ne ho dato abbastanza. Ora tocca a te.

Silenzio.

-Guarda che sono stato generoso e paziente ma ora è tutto finito. Non continuare a fare il pesce e ti do cinque minuti per darmi una risposta.

-Ci sto! Ad una condizione. Che tutto quello che ci siamo detti nell’ultimo colloquio rimanga su quella panchina e che non venga torto un solo capello a nessuno.

-Hummmm… va bene…

-D’accordo allora. Quando comincio?

-Per me anche subito. Il primo pacchetto lo aspettano alle 15 ai giardini che tu conosci bene.

-Ma sono le 14…ed è pieno giorno!

-Ecco appunto, finisci il tuo pranzo da piccioncino e poi vai all’ appuntamento. E… se è pieno giorno…beh sono i rischi del mestiere… – Antonio cominciò a sghignazzare.

La telefonata s’interruppe e Marco tornò al tavolo. Inventò su due piedi una scusa e terminò il pranzo con Anna. Alle 14.30 usci di casa con la scusa di fare una consegna imprevista e scese in strada. Trovò dentro la cassetta della posta la sua prima consegna e si diresse all’ appuntamento. La sequenza che si protrasse per mesi fu questa: ritiro del pacchetto, arrivo nel luogo prefissato, consegna, pagamento e contatto con Antonio per l’avvenuto scambio. La ricompensa arrivava alla fine del mese. Passarono uno due, tre mesi sempre con lo stesso meccanismo. Più scambi uguale più soldi per Marco.

Zero parole con Anna sulla questione e quindi zero problemi, solo soldi che entravano in casa. Tutto molto semplice.

Purtroppo però l’essere sotto pressione costò caro a Marco. Anna di ritorno da uno dei suoi soliti giri prima di aprire la porta di casa aprì la cassetta della posta, trovò il pacchetto destinato a Marco. Non si scompose, prese il pacchetto, entrò in casa e lo appoggiò sul tavolo. Erano mesi che continuavano quelle uscite fuori orario, quel rientrare altrettanto fuori orario, voleva che non fosse quello che immaginava ma ormai non aspettò altro tempo. Di tempo ne era passato già abbastanza e Anna era una miccia pronta ad accendersi.

Affrontò Marco, vomitò fuori tutta la sua rabbia e frustrazione accumulata in quei mesi.  Era stanca e aveva fatto tutto il possibile per salvare il rapporto, ora basta. Disse semplicemente a Marco che lei aveva fatto di tutto, ma che se lui non voleva essere salvato per lei non c’erano problemi: ognuno poteva tornare da dove era venuto. L’unica cosa che la sollevava era che Marco, dopo quel lungo percorso, aveva gli strumenti per uscirne di nuovo ma lei, stavolta non ci sarebbe stata. Non ebbe né lacrime, nient’altro.

Riordinò la cucina, andò in camera, preparò una borsa con l’indispensabile e uscì di casa.

Marco, rimasto in silenzio per tutto quel tempo, aprì la vetrina, prese una bottiglia e si verso un bicchiere.

FINE!

Annunci
scrittura creativa · Storie

ALL IN! – CAP IX

All in

E il peggio arrivò. Arrivò con il vento caldo di fine estate. Marco passeggiava lungo il viale alberato costeggiato da panchine e lampioni che a tardo pomeriggio, con il primo imbrunire emisero la loro luce fioca. Seduto su una panchina, c’era Antonio che alla vista di Marco non si scompose. Marco rimase bloccato appena lo vide.

-Che fai sei sorpreso? Non ti siedi qui con me?

-Antonio…No, non mi siedo! Voglio capire fino a dove sei capace di arrivare…

-Beh fino a dove sono capace, lo saprai già ma siediti, non mi piace parlare con i lampioni…

-Fai poco lo spiritoso…

-Zitto e siediti! Insomma non ti sono bastati i quattro calci nella notte buia, compresa tutta l’acqua che hai preso poi dopo. Non ti sono bastate tre righe orizzontali e la forzatura della portiera. Non ti è bastato il nostro totale silenzio agli incontri e non ti è bastata nemmeno la piccola chiacchierata che ho fatto con la carissima Anna…eeh Marco Marco…Ma ascolta, sei sicuro che dove stavamo insieme prima, io e te, seduti in circolo con quegli sguardi ebeti a piangerci addosso e…come diceva Pietro…ah si…” vi accompagnerò verso la libertà. Se siamo qui è perché abbiamo deciso di toglierci di torno qualcuno che ci insegue e anche se stiamo correndo per scappare ci acciuffa”. – Antonio scoppiò in una risata fragorosa – Ma dai veramente credi che così, lavoro onesto compreso, riuscirai a campare? Ho un lavoretto giusto per te. Per le tue mani e le tue gambe veloci.

-NO! – Urlò Marco prima che Antonio potesse finire la frase.

-Zitto ho detto! Si tratta solo di portare dei pacchetti un po’ in giro per la città. Il corriere è un lavoro onesto… no?

-No… no e no! Quel tipo di corriere non mi piace. Sono uscito da tutto e tutti e non ho assoluta intenzione di rientraci.

– Guarda che se vuoi sposare Anna hai bisogno di soldi e ce li avrai, pochi alla volta ma … subito!

-Come fai a sapere tutte queste cose?

-Le so perché non sono stato seduto con altri ventinove ebeti a piangermi addosso. Ho raccolto informazioni anche sulle formiche che mi camminano sulle scarpe e quindi… le so! Sei talmente impaurito che mi hai fatto venir voglia di darti del tempo. A una condizione però…

-Quale…?

-Basta parlare con Anna di queste cose. Basta star seduto con gli altri ventotto, basta commissariati e polizia. Pensa a te Marco, pensa ad Anna, torna a casa e dalle una mano con il suo lavoro, fai la spesa, uscite insieme, guarda…stai anche con i vecchietti del volontariato e nel frattempo…consegna i miei pacchetti. – Antonio finì la frase con un occhiolino e risatina beffardi. – Non mi dire nulla. Pensa alla proposta.

Antonio si alzò dalla panchina e si dileguò nella sera. Marco rimase seduto e in silenzio. Ogni parola di Antonio non aveva bisogno di verifica. Era tutto vero. Avrebbe mandato all’aria tutta la trama composta con la polizia, tutto quello costruito con Anna in quell’anno e mezzo di duro cambiamento per ottenere la “libertà” che Antonio gli descriveva? Scosse la testa, tirò su le spalle e si avviò verso casa con il vento caldo che gli gonfiava il piumino e scompigliava la chioma.

scrittura creativa · Storie

ALL IN! – CAP VIII

All in

Anna usciva dall’outlet di bricolage alla periferia della città. Stava sistemando gli acquisti nel bagagliaio quando un uomo alto brizzolato, occhi castani, viso squadrato e olivastro, jeans nero scuro, camicia grigia e cappotto scuro lungo, gli si avvicinò sotto la pioggerellina fitta.

-Signorina mi scusi… – afferrando con una mano il braccio di Anna.

-Eh…ma… Si? Lei chi è mi scusi…?

-Per ora non importa il nome. Per ora deve solo portare questo messaggio a Marco: non continui ad andare alla polizia se non vuole peggiorare la sua situazione.

-Ehm…sì ma lei chi è?

Total black man si voltò e si dileguò sotto la pioggerellina. Anna rientro in macchina, sistemando ancora le ultime buste e pensò a quel volto e quella mano. Era una donna fisionomista, avrebbe potuto dirigersi direttamente al commissariato portando con sé uno schizzo di quel volto (era brava anche nel disegno). Non lo fece, voleva prima raccontare l’accaduto a Marco.

Arrivata a casa, infatti, trovò Marco seduto sul divano con il cellulare in mano. Aveva appena finito la chiamata con Pietro. Anna le si avvicinò e le raccontò l’accaduto. Marco, dopo aver spiegato in due parole la continua assenza di due del gruppo, comincio ad ansimare:

-A…A…Ant…Non ha perso tempo! Anna ascoltami: siamo nei guai fino al collo. Ho finito di parlare adesso con Pietro e in pratica tutta questa storia ha messo in pericolo anche l’associazione A.G.A.P., siamo con le mani legate. Se andiamo alla polizia Antonio non se la prenderà solo con me… peggiorare la situazione vuol dire che dopo me e l’associazione tocca a qualcun altro…

-A chi?

-A…a…a te!

Un silenzio sordo invase la sala. Ci doveva essere un modo per uscire da questa situazione. Rimuginarono su come e soprattutto quando mettersi all’ azione. All’ improvviso squillò il cellulare di Marco. Nessun numero visualizzato. Con il sangue gelato Marco rispose e riuscì a sospirare solo quando dall’ altra parte sentì la voce del capitano. Nella telefonata, piena delle solite raccomandazioni, il capitano lo informò che avevano raccolto elementi sufficienti per passare all’ azione. Da quel momento però c’era bisogno dell’aiuto di Marco. Avrebbe dovuto continuare a partecipare agli incontri ed essere una “talpa” per la polizia. Antonio e Piero dovevano tornare, dovevano fare il passo falso di raccontare dove erano finiti in quel lungo periodo. Entrambi dovevano essere nuovamente tratti in arresto. Questo sarebbe avvenuto dopo. Marco, a ogni incontro nel quale sembrava aver raccolto elementi utili, doveva recarsi in commissariato e riferire agli agenti.

Nelle settimane seguenti iniziò a tessere quella trama raccomandata dalla polizia. Purtroppo però dai due non ebbe alcuna informazione veramente utile per andare avanti. Passava il tempo, aumentava il pericolo: nessuno aveva fatto più un agguato o un passo verso di lui e questo, in quel mondo significava che il peggio era dietro l’angolo.

scrittura creativa · Storie

ALL IN! – CAP VII

All inLa luce del primo mattino del sabato filtrava dalle alette della persiana, inclinate giusto per rispettare la privacy di quel focolare. Marco aprì gli occhi e si sentì ancora tutto indolenzito. Si diresse verso il corridoio e si specchiò. Quel volto tumefatto e quel fianco con quel segno rosso erano un marchio ma soprattutto un promemoria che riportava alla mente di Marco la triste realtà di raccontare tutta la verità alla sua Anna.

Anna però quella mattina in camera non c’era. Il letto era rimasto in disordine. Si era alzata in tutta fretta ed era uscita. Marco si sedette sul divano e la sua mente cominciò a viaggiare lungo tutti i perché possibili. Perché Anna non era li? Perché non aveva preso coraggio, non l’aveva svegliata nel cuore della notte per raccontare tutto? Che cosa aveva sbagliato ancora? Riordinò i pensieri e si ricordò che quella mattina Anna avrebbe dovuto consegnare i suoi lavori a 20 km da casa e in più avrebbe dovuto prendere un’altra consegna e il relativo materiale.

In tutto quel casino, una cosa buona c’era: qualcuno che metteva qualcosa in tasca, non era Marco ma erano comunque soldi che tiravano avanti quella casa. Quel sabato mattina per Marco era anche un sabato d’impegni: lo attendeva un altro incontro all’ associazione A.G.A.P. e forse parlandone prima li, avrebbe trovato le parole giuste che poi avrebbe riferito ad Anna. Il mantra quotidiano si ripeteva: doccia, colazione, sistemata alla casa e via all’ incontro. Ormai era diventato una costante da mesi e Marco si sentiva aiutato da quegli incontri. Arrivato in associazione, fu un fiume in piena; raccontò nei minimi dettagli gli avvenimenti delle ultime 24-48 ore e supplicava suggerimenti su come affrontare al meglio il giudizio di Anna.

La situazione non era facile e dopo un vivace confronto fu sempre più deciso a vuotare il sacco. In verità alcuni del gruppo lo invitarono anche a mettersi in contatto con la polizia per una denuncia verso il suo aggressore ma lì per lì Marco non sembrava convinto.

Tornò a casa e trovò Anna che sistemava tutto il suo materiale. Allo scatto della porta, Anna si voltò e accolse Marco con un sorriso e un abbraccio. Marco esitò ma poi la strinse a se. Ad Anna non importava cosa fosse accaduto al notte prima, i segni evidenti su Marco erano un segnale negativo certo, ma per Anna erano anche segno che Marco aveva iniziato ad affrontare i suoi problemi anche a costo di avere segni sulla pelle. Non ne poteva più di discutere. Voleva che Marco reagisse da solo e quelli erano i primi passi.

-Anna… devo raccontarti una cosa…

-Shhh …non mi interessa…sono comunque contenta per te…

-Contenta per me?

-Sì. Ti ho visto uscire ieri sera e sentito rientrare questa notte. Prima dell’alba sono passata in cucina a bere e ho visto come stavi, buttato sul divano e con questi lividi. Se sei tornato indietro, anche dopo tutti questi incontri in associazione, io non lo so ma voglio pensare che da ieri sera hai cominciato ad affrontare i problemi a viso aperto.

-Eheheh…forse troppo aperto…

Sorrisero entrambi e si abbracciarono nuovamente. Quel grande morso allo stomaco andava però in un certo senso rallentato. Marco non si trattenne e vuotò il sacco anche con Anna. Quando finì, sospirò lentamente a lungo. Ora non c’era più nessun segreto. L’unico scoglio da superare era decidere se fare o no una denuncia verso il suo aggressore. Quella era gente senza scrupoli, molti addirittura erano degli ottimi informatori della stessa polizia o carabinieri che pur di non finire dentro si sarebbero rigirati la frittata a loro favore e fatto di Marco il colpevole e non la vittima. Marco e Anna, però ora erano determinati e progettarono la cosa più semplice di questo mondo: andare in commissariato e vuotare per l’ennesima volta il sacco di quel racconto, senza cambiare nemmeno una virgola. E cosi fecero. Tre ore di racconto dalle quali uscirono con una deposizione e un identikit dell’aggressore. La polizia raccomandò loro di non fare parola alcuna di quanto fosse avvenuto quella mattina. La persona descritta da Marco era ricercata da qualche tempo ed un passo falso, una confidenza di troppo poteva essere un problema.

Tornarono a casa, intimoriti ma sollevati di aver fatto la cosa giusta.

Passarono i giorni e arrivò il consueto appuntamento in associazione per Marco. Quel mercoledì mattino ci fu qualcosa di strano. Mancavano all’incontro Piero e Antonio. I due non avevano mancato un incontro da tre mesi a questa parte e nel mese corrente era già la quarta assenza per loro. In un momento di pausa Pietro si avvicinò a Marco e prendendolo per un braccio disse: “Non voglio allarmarti ma come hai già potuto notare Piero e Antonio non sono qui da qualche tempo. Alcuni dei nostri operatori che lavorano “sul campo” hanno avuto modo di costatare che sono tornati a vecchie abitudini malsane. Dopo che hai raccontato il tuo episodio, la loro assenza è stata più evidente e forse con il pretesto di aiutarti, ora sono in pericolo.” – “E cosa posso fare io ora?” – “Questo non lo so, ma se sei andato a esporre denuncia e riuscirai a incontrarli fuori di qui, informali della tua decisione e tenta di evitare qualche altra brutta sorpresa”.

Si era già fatto tardi e Pietro riprese l’attività di quella mattina. Un’attività che Marco non seguì perché dopo quelle parole iniziò a pensare a come affrontare il nuovo problema. Uscito dall’ incontro, girò la città alla ricerca dei suoi due compagni. In quei mesi avevano raccontato molto di loro e per prima cosa, quindi, Marcò si recò nei posti che avevano nominato frequentemente. Nessuno li aveva più visti e qualche proprietario si mostrava più sollevato al non vederli. Se non erano lì, allora avevano veramente messo la testa a posto e forse era un bene ma Marco dopo tutte quelle esperienze aveva i piedi ben piantati a terra. Tornò di nuovo in commissariato ed espose il problema agli agenti, riferendo quell’ assenza cosi prolungata. Non voleva ma toccò sentirlo con le sue orecchie ugualmente. Piero e Antonio erano “tornati in pista” dopo il suo accaduto. Usci dal commissariato e con una telefonata avvisò Pietro di quanto era venuto a conoscenza. Non voleva assolutamente ripiombare in un incubo che per lui era finito solo qualche settimana prima. Pietro sconfortato gli comunicò che da quel momento in poi il pericolo coinvolgeva anche l’associazione. Piero e Antonio erano sì i più presenti ma anche i più taciturni ed osservatori. La loro assenza iniziava a significare molto. Poteva accadere l’imprevedibile.

scrittura creativa · Storie

ALL IN! – CAP VI

All in

-Marco! Ma che fai! Stai attento… guarda il tavolo…

Marco non aveva respiro, fissava il cellulare ed era in pratica assente. Che cosa dire o fare ora? Si accorse di aver fatto un disastro quando la colla che gli colava sulla mano destra gli bruciò un dito e torno in se.

-Eh? Cosa? Ma… – Buttò la pistola sul tavolo si alzò di scatto, mise il cellulare in tasca e usci dalla stanza. Anna lo guardava perplessa.

Marco arrivò in camera, si cambiò velocemente e usci sbattendo la porta. Non disse una parola. Nella testa, negli occhi solo quella frase “Ore 23. Giardini pubblici. Ricordati il grano. TUTTO”. Il freddo di quel dicembre lo avvolgeva lungo quei suoi passi svelti e quei suoi affanni incontrollati e incontrollabili. La città brulicava di musica e luci natalizie, nella piazza del duomo alcuni ragazzi sfidavano quel clima rigido scivolando da una parte all’ altra della pista di ghiaccio. I proprietari delle bancarelle alimentari, versavano punch caldo ai pochi coraggiosi che quel venerdì sera avevano deciso di fare serata. Marco tirò dritto, non rivolse sguardi o parole a nessuno. Più raggiungeva in fretta il suo appuntamento, più avrebbe fatto prima a tornare da Anna. Attraversata la piazza davanti a Marco, si parò il lungo viale acceso solo dalle luci delle vetrine dei negozi e di quei pochi lampioni dalla luce fioca. A metà viale, prima che una macchina giungesse da verso opposto e lo travolgesse, Marco girò a sinistra e salì le scale in pietra. Venti metri più avanti ed era arrivato all’ appuntamento. Un appuntamento fatto di zero parole e molti gesti. L’uomo dell’appuntamento alle parole preferì mostrare una lama affilata. Marco deglutì affannato e disse solamente “Non ce l’ho!” per tutta risposta arrivò un “ma stiamo scherzando? Sono già tre mesi!” Marco ripeté che non aveva portato nulla. L’uomo non parlò più, con il fondo del coltello a serramanico colpì Marco allo stomaco e al volto.  Marco cadde a terra e rotolò indietro dopo che aveva provato a difendersi sferrando anche lui qualche pugno finito però all’ aria. Pieno di lividi e sporcizia rimase a terra. Pioveva. L’uomo dell’appuntamento, come ultima cosa stampò il suo piede contro il fianco di Marco che non riuscì ad alzarsi. Perse i sensi.

Si riprese solo dopo mezz’ora, si alzò e cercando di nascondersi da non si sa chi o che cosa. La città, quel vicolo e quella zona soprattutto, dormiva già da qualche ora. Con passo lento e pieno di dolori tornò verso casa. Non aveva il coraggio di farsi vedere da Anna, sperava fosse già a letto. Avrebbe pensato lui, con calma a rimediare al guaio della colla sul tavolo. Prima però, doveva rendersi meno malconcio possibile se lei fosse rimasta sveglia. L’altro problema, ben più grave da risolvere era spiegare tutto l’accaduto. Nel frattempo trovò nel fondo del piumino fradicio una sigaretta e un accendino. La accese e la fumò lentamente: doveva avere tempo di calmarsi e trovare le parole adatte. Alla terza boccata di fumo non c’era altro da pensare, le uniche parole da riferire ad Anna erano fatte di verità. Verità fatta dal suo passato, fatta da quell’incontro di tre mesi prima con quell’ uomo che gli aveva garantito una mano e che quella sera, una mano glie l’aveva stampata in faccia. Quando anche gli “aiuti “ dei suoi ragazzacci erano terminati e si era reso conto di aver salassato il salvadanaio, si rivolse perciò ad altro ma questo altro era arrivato alla conclusione di quella sera.

Sovrastato da pensieri e parole arrivò a casa. Fece scattare la chiave e davanti a se si spalancò il buio.

Anna dormiva già da un’ora. Marco accese la luce. Il tavolo era compromesso dalla colla a caldo e da alcuni segni di coltello con cui Anna aveva tentato di pulirlo. Non fece nulla. Assonnato all’ inverosimile si spogliò al centro della stanza e si trascinò sotto la doccia. Si fece cadere l’acqua calda addosso, si asciugò, tirò fuori dalla cesta dei panni da lavare una tuta e la indossò, tornò nella sala, raccolse i suoi indumenti sporchi che gettò nella lavatrice, tornò di nuovo in sala e si lasciò cadere sul divano rapito dal sonno.

life · Riflessioni

Io scrivo

Ci sono regali e regali. Spirituali e materiali, concreti e meno concreti.

Il natale 2018 me ne ha portato uno materiale, concreto e davvero prezioso. Un quaderno davvero elegante, serioso, con le pagine bianche. Ammetto che di agende, quaderni o blocchi per mettere giù pensieri ne ho comprati a valanghe ma questo, non so, questo lo sento diverso.

L’ho inaugurato poche ore fa con questo pensiero che condivido con voi.

#ioscrivo

Torno a scrivere con carta e penna, torno a fissare i pensieri perchè rimangano.

#ioscrivo perchè spronato da chi mi ha fatto dono di questo quaderno. Spronandomi ha voluto far si che esso sia per me rifugio nei miei pensieri e sia luogo di idee, di riflessione e meditazione. Dico grazie all’anno appena passato, grazie per ogni cosa bella e meno bella. Grazie per ogni persona che mi è stata accanto, mi ha sostenuto. Grazie anche a chi ha fatto tutto per il verso contrario! Mi sono ripromesso di avere un pensiero per tutti.

Cammino in questo nuovo anno affidando a Lui tutto quello che accadrà.” 

Buon anno a tutti i miei lettori!