scrittura creativa · Storie

ALL IN! – CAP VII

All inLa luce del primo mattino del sabato filtrava dalle alette della persiana, inclinate giusto per rispettare la privacy di quel focolare. Marco aprì gli occhi e si sentì ancora tutto indolenzito. Si diresse verso il corridoio e si specchiò. Quel volto tumefatto e quel fianco con quel segno rosso erano un marchio ma soprattutto un promemoria che riportava alla mente di Marco la triste realtà di raccontare tutta la verità alla sua Anna.

Anna però quella mattina in camera non c’era. Il letto era rimasto in disordine. Si era alzata in tutta fretta ed era uscita. Marco si sedette sul divano e la sua mente cominciò a viaggiare lungo tutti i perché possibili. Perché Anna non era li? Perché non aveva preso coraggio, non l’aveva svegliata nel cuore della notte per raccontare tutto? Che cosa aveva sbagliato ancora? Riordinò i pensieri e si ricordò che quella mattina Anna avrebbe dovuto consegnare i suoi lavori a 20 km da casa e in più avrebbe dovuto prendere un’altra consegna e il relativo materiale.

In tutto quel casino, una cosa buona c’era: qualcuno che metteva qualcosa in tasca, non era Marco ma erano comunque soldi che tiravano avanti quella casa. Quel sabato mattina per Marco era anche un sabato d’impegni: lo attendeva un altro incontro all’ associazione A.G.A.P. e forse parlandone prima li, avrebbe trovato le parole giuste che poi avrebbe riferito ad Anna. Il mantra quotidiano si ripeteva: doccia, colazione, sistemata alla casa e via all’ incontro. Ormai era diventato una costante da mesi e Marco si sentiva aiutato da quegli incontri. Arrivato in associazione, fu un fiume in piena; raccontò nei minimi dettagli gli avvenimenti delle ultime 24-48 ore e supplicava suggerimenti su come affrontare al meglio il giudizio di Anna.

La situazione non era facile e dopo un vivace confronto fu sempre più deciso a vuotare il sacco. In verità alcuni del gruppo lo invitarono anche a mettersi in contatto con la polizia per una denuncia verso il suo aggressore ma lì per lì Marco non sembrava convinto.

Tornò a casa e trovò Anna che sistemava tutto il suo materiale. Allo scatto della porta, Anna si voltò e accolse Marco con un sorriso e un abbraccio. Marco esitò ma poi la strinse a se. Ad Anna non importava cosa fosse accaduto al notte prima, i segni evidenti su Marco erano un segnale negativo certo, ma per Anna erano anche segno che Marco aveva iniziato ad affrontare i suoi problemi anche a costo di avere segni sulla pelle. Non ne poteva più di discutere. Voleva che Marco reagisse da solo e quelli erano i primi passi.

-Anna… devo raccontarti una cosa…

-Shhh …non mi interessa…sono comunque contenta per te…

-Contenta per me?

-Sì. Ti ho visto uscire ieri sera e sentito rientrare questa notte. Prima dell’alba sono passata in cucina a bere e ho visto come stavi, buttato sul divano e con questi lividi. Se sei tornato indietro, anche dopo tutti questi incontri in associazione, io non lo so ma voglio pensare che da ieri sera hai cominciato ad affrontare i problemi a viso aperto.

-Eheheh…forse troppo aperto…

Sorrisero entrambi e si abbracciarono nuovamente. Quel grande morso allo stomaco andava però in un certo senso rallentato. Marco non si trattenne e vuotò il sacco anche con Anna. Quando finì, sospirò lentamente a lungo. Ora non c’era più nessun segreto. L’unico scoglio da superare era decidere se fare o no una denuncia verso il suo aggressore. Quella era gente senza scrupoli, molti addirittura erano degli ottimi informatori della stessa polizia o carabinieri che pur di non finire dentro si sarebbero rigirati la frittata a loro favore e fatto di Marco il colpevole e non la vittima. Marco e Anna, però ora erano determinati e progettarono la cosa più semplice di questo mondo: andare in commissariato e vuotare per l’ennesima volta il sacco di quel racconto, senza cambiare nemmeno una virgola. E cosi fecero. Tre ore di racconto dalle quali uscirono con una deposizione e un identikit dell’aggressore. La polizia raccomandò loro di non fare parola alcuna di quanto fosse avvenuto quella mattina. La persona descritta da Marco era ricercata da qualche tempo ed un passo falso, una confidenza di troppo poteva essere un problema.

Tornarono a casa, intimoriti ma sollevati di aver fatto la cosa giusta.

Passarono i giorni e arrivò il consueto appuntamento in associazione per Marco. Quel mercoledì mattino ci fu qualcosa di strano. Mancavano all’incontro Piero e Antonio. I due non avevano mancato un incontro da tre mesi a questa parte e nel mese corrente era già la quarta assenza per loro. In un momento di pausa Pietro si avvicinò a Marco e prendendolo per un braccio disse: “Non voglio allarmarti ma come hai già potuto notare Piero e Antonio non sono qui da qualche tempo. Alcuni dei nostri operatori che lavorano “sul campo” hanno avuto modo di costatare che sono tornati a vecchie abitudini malsane. Dopo che hai raccontato il tuo episodio, la loro assenza è stata più evidente e forse con il pretesto di aiutarti, ora sono in pericolo.” – “E cosa posso fare io ora?” – “Questo non lo so, ma se sei andato a esporre denuncia e riuscirai a incontrarli fuori di qui, informali della tua decisione e tenta di evitare qualche altra brutta sorpresa”.

Si era già fatto tardi e Pietro riprese l’attività di quella mattina. Un’attività che Marco non seguì perché dopo quelle parole iniziò a pensare a come affrontare il nuovo problema. Uscito dall’ incontro, girò la città alla ricerca dei suoi due compagni. In quei mesi avevano raccontato molto di loro e per prima cosa, quindi, Marcò si recò nei posti che avevano nominato frequentemente. Nessuno li aveva più visti e qualche proprietario si mostrava più sollevato al non vederli. Se non erano lì, allora avevano veramente messo la testa a posto e forse era un bene ma Marco dopo tutte quelle esperienze aveva i piedi ben piantati a terra. Tornò di nuovo in commissariato ed espose il problema agli agenti, riferendo quell’ assenza cosi prolungata. Non voleva ma toccò sentirlo con le sue orecchie ugualmente. Piero e Antonio erano “tornati in pista” dopo il suo accaduto. Usci dal commissariato e con una telefonata avvisò Pietro di quanto era venuto a conoscenza. Non voleva assolutamente ripiombare in un incubo che per lui era finito solo qualche settimana prima. Pietro sconfortato gli comunicò che da quel momento in poi il pericolo coinvolgeva anche l’associazione. Piero e Antonio erano sì i più presenti ma anche i più taciturni ed osservatori. La loro assenza iniziava a significare molto. Poteva accadere l’imprevedibile.

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ALL IN! – CAP VI

All in

-Marco! Ma che fai! Stai attento… guarda il tavolo…

Marco non aveva respiro, fissava il cellulare ed era in pratica assente. Che cosa dire o fare ora? Si accorse di aver fatto un disastro quando la colla che gli colava sulla mano destra gli bruciò un dito e torno in se.

-Eh? Cosa? Ma… – Buttò la pistola sul tavolo si alzò di scatto, mise il cellulare in tasca e usci dalla stanza. Anna lo guardava perplessa.

Marco arrivò in camera, si cambiò velocemente e usci sbattendo la porta. Non disse una parola. Nella testa, negli occhi solo quella frase “Ore 23. Giardini pubblici. Ricordati il grano. TUTTO”. Il freddo di quel dicembre lo avvolgeva lungo quei suoi passi svelti e quei suoi affanni incontrollati e incontrollabili. La città brulicava di musica e luci natalizie, nella piazza del duomo alcuni ragazzi sfidavano quel clima rigido scivolando da una parte all’ altra della pista di ghiaccio. I proprietari delle bancarelle alimentari, versavano punch caldo ai pochi coraggiosi che quel venerdì sera avevano deciso di fare serata. Marco tirò dritto, non rivolse sguardi o parole a nessuno. Più raggiungeva in fretta il suo appuntamento, più avrebbe fatto prima a tornare da Anna. Attraversata la piazza davanti a Marco, si parò il lungo viale acceso solo dalle luci delle vetrine dei negozi e di quei pochi lampioni dalla luce fioca. A metà viale, prima che una macchina giungesse da verso opposto e lo travolgesse, Marco girò a sinistra e salì le scale in pietra. Venti metri più avanti ed era arrivato all’ appuntamento. Un appuntamento fatto di zero parole e molti gesti. L’uomo dell’appuntamento alle parole preferì mostrare una lama affilata. Marco deglutì affannato e disse solamente “Non ce l’ho!” per tutta risposta arrivò un “ma stiamo scherzando? Sono già tre mesi!” Marco ripeté che non aveva portato nulla. L’uomo non parlò più, con il fondo del coltello a serramanico colpì Marco allo stomaco e al volto.  Marco cadde a terra e rotolò indietro dopo che aveva provato a difendersi sferrando anche lui qualche pugno finito però all’ aria. Pieno di lividi e sporcizia rimase a terra. Pioveva. L’uomo dell’appuntamento, come ultima cosa stampò il suo piede contro il fianco di Marco che non riuscì ad alzarsi. Perse i sensi.

Si riprese solo dopo mezz’ora, si alzò e cercando di nascondersi da non si sa chi o che cosa. La città, quel vicolo e quella zona soprattutto, dormiva già da qualche ora. Con passo lento e pieno di dolori tornò verso casa. Non aveva il coraggio di farsi vedere da Anna, sperava fosse già a letto. Avrebbe pensato lui, con calma a rimediare al guaio della colla sul tavolo. Prima però, doveva rendersi meno malconcio possibile se lei fosse rimasta sveglia. L’altro problema, ben più grave da risolvere era spiegare tutto l’accaduto. Nel frattempo trovò nel fondo del piumino fradicio una sigaretta e un accendino. La accese e la fumò lentamente: doveva avere tempo di calmarsi e trovare le parole adatte. Alla terza boccata di fumo non c’era altro da pensare, le uniche parole da riferire ad Anna erano fatte di verità. Verità fatta dal suo passato, fatta da quell’incontro di tre mesi prima con quell’ uomo che gli aveva garantito una mano e che quella sera, una mano glie l’aveva stampata in faccia. Quando anche gli “aiuti “ dei suoi ragazzacci erano terminati e si era reso conto di aver salassato il salvadanaio, si rivolse perciò ad altro ma questo altro era arrivato alla conclusione di quella sera.

Sovrastato da pensieri e parole arrivò a casa. Fece scattare la chiave e davanti a se si spalancò il buio.

Anna dormiva già da un’ora. Marco accese la luce. Il tavolo era compromesso dalla colla a caldo e da alcuni segni di coltello con cui Anna aveva tentato di pulirlo. Non fece nulla. Assonnato all’ inverosimile si spogliò al centro della stanza e si trascinò sotto la doccia. Si fece cadere l’acqua calda addosso, si asciugò, tirò fuori dalla cesta dei panni da lavare una tuta e la indossò, tornò nella sala, raccolse i suoi indumenti sporchi che gettò nella lavatrice, tornò di nuovo in sala e si lasciò cadere sul divano rapito dal sonno.

life · Riflessioni

Io scrivo

Ci sono regali e regali. Spirituali e materiali, concreti e meno concreti.

Il natale 2018 me ne ha portato uno materiale, concreto e davvero prezioso. Un quaderno davvero elegante, serioso, con le pagine bianche. Ammetto che di agende, quaderni o blocchi per mettere giù pensieri ne ho comprati a valanghe ma questo, non so, questo lo sento diverso.

L’ho inaugurato poche ore fa con questo pensiero che condivido con voi.

#ioscrivo

Torno a scrivere con carta e penna, torno a fissare i pensieri perchè rimangano.

#ioscrivo perchè spronato da chi mi ha fatto dono di questo quaderno. Spronandomi ha voluto far si che esso sia per me rifugio nei miei pensieri e sia luogo di idee, di riflessione e meditazione. Dico grazie all’anno appena passato, grazie per ogni cosa bella e meno bella. Grazie per ogni persona che mi è stata accanto, mi ha sostenuto. Grazie anche a chi ha fatto tutto per il verso contrario! Mi sono ripromesso di avere un pensiero per tutti.

Cammino in questo nuovo anno affidando a Lui tutto quello che accadrà.” 

Buon anno a tutti i miei lettori!

Feste · Religione · scrittura creativa · Storie

Ci siamo quasi

baby jesusCi siamo quasi, tra poco sarà il mio compleanno!

Ancora! Credo di essere l’unico a cui non si potrà mai fare una festa a sorpresa. I preparativi per la celebrazione iniziano un mese prima! In tutto il mondo. S’illuminano le strade, si addobbano alberi alti anche come palazzi e si rappresenta persino la mia nascita con delle statuine o delle recite.

Anche quest’anno, naturalmente, succede lo stesso. Ed è bello sapere che, almeno per questo periodo, qualcuno mi pensa un po’… o almeno cosi speravo! Poi venendo qua ho visto un sacco di gente in giro che faceva acquisti. C’era una signora che per regalo ha comprato una costosissima bottiglia di vino. Grazie, non doveva! Bastava una bottiglia d’acqua, al resto avrei pensato io!

Ah…non è per me…beh nessuno dei regali che la gente compra per Natale è per me. Ma vi sembra carino? Voi come vi sentireste se il giorno del vostro compleanno, tutti si scambiassero i regali, ma per voi non ce ne fosse nemmeno uno? Eppure è cosi! A me capita tutti gli anni. Si parla tanto del mio compleanno senza mai nominarmi. L’attenzione di tutti è sulla mia festa, ma di me non si dice niente. Si festeggia il giorno della mia nascita, ma non me. Anzi, non sono neppure invitato alla mia festa…E’ proprio il colmo!

Giusto l’anno scorso, sono entrato a casa di persone che non mi avevano invitato, senza farmi sentire, mi sono messo in un angolo a osservarle. Mangiavano ogni ben di mio Padre… o come dite voi, ogni ben di Dio! Ridevano e scherzavano. A mezzanotte poi è entrato un uomo con un vestito rosso e la barba bianca. I bambini gli sono corsi addosso chiamandolo: “Babbo Natale!” E lui si prendeva tutte le feste. E’ facile portare regali su una slitta trainata dalle renne. Ma prova a farlo passando dal Golgota, con la gente che ti sputa addosso e i centurioni che ti frustano. Insomma, io in quella casa non c’ero. E non ci sono in tante, troppe case.

Ogni anno che passa, sono sempre più le feste di Natale senza il festeggiato. Allora sapete che faccio? La farò io una festa! Una festa incredibile, di quelle in cui ci si sente al settimo cielo. Una festa che non finirà mai e voglio che tu ci sia. Questa sera, voglio porgerti il mio invito ed è importante, perché chi non risponde… resterà fuori. Ho già scritto il tuo nome. Siederai accanto a me, devi solo accettare il mio invito. Io sono venuto su questo mondo più di duemila anni fa a dare la mia vita per te, per te sono salito sulla croce, per salvarti. Se accetti il mio sacrificio, accetti il mio invito. Permettimi di entrare nel tuo cuore. Io sono alla porta e busso. Aprimi e accettami assieme al mio invito. Sarai l’ospite d’onore, con me.

Che ne dici? Facciamo Natale insieme?

A presto!

Gesù

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ALL IN! CAPITOLO IV

All in

Dallo sguardo fisso nel vuoto del primo pomeriggio, Marco si svegliò molto più tardi con un gran mal di testa. Appena aprì gli occhi ogni cosa che era di fronte a lui gli girava intorno. Barcollò per ogni stanza. Di Anna nessuna traccia. Erano le 20. Si trascinò nella doccia e si fece piovere addosso acqua gelata. Voleva svegliarsi da quella brutta giornata e chissà, magari ritrovare Anna. Nulla da fare, nessuna Anna in giro per casa; si asciugò e vestì con una tuta, infilò le ciabatte e si sedette sul divano a TV accesa. Soltanto un ora dopo, Anna fece ritorno a casa.

Aveva passato l’intero pomeriggio e gran parte della prima serata da Giacomo. Aveva voluto sapere tutto quello che era successo in quel mese in cui vedeva sempre meno soldi nel salvadanaio. I comportamenti strani e i ritardi di Marco non erano solo a casa. C’era stato qualche episodio anche con Giacomo: due ritardi e qualche “buca”, più di una, a quei signori anziani a cui Marco teneva tanto. L’aveva coperto. Un po’ per amicizia e un po’ alla fine non lo sapeva nemmeno Giacomo il perché . Forse anche solo per non vederli litigare. Giacomo aveva confidato ad Anna anche di aver trovato indicazioni su un centro che si occupava delle patologie da gioco. Aveva più volte proposto a Marco di presentarsi li, per evitare il peggio ma Marco lo aveva respinto, sempre e in malo modo. Giacomo l’aveva affrontato e aveva detto a chiare lettere  a Marco che non intendeva affondare anche lui in questa storia. Anna alla fine di quella chiacchierata portò a casa il numero di quel centro sulle patologie da gioco.

Al suo rientro trovò tutto un altro Marco. Ora erano più calmi tutti e due. Uno senza sbronza, l’altra con idee chiare, precise e serena sul prossimo passo da farsi.

“Come stai? Sono stata da Giacomo e…mi ha raccontato tutto. Cosa ti costava parlarne?” Marco dopo un lungo silenzio rispose: “Ti ricordi quando, nel periodo della scuola volevo sembrare tutto quello che non ero e tu mi hai rivoltato come un calzino in pochi mesi? Beh ecco…ci sono ripiombato dentro. Ho vinto, ho perso, ho bevuto…”

 “Ok…mi basta questo.” Tirò fuori dalla giacca il biglietto che Giacomo gli aveva lasciato e lo fece vedere a Marco. “Questo è il nome di un centro che cura le dipendenze. Voglio fermare tutto questo prima che sia troppo tardi. Lunedì lo chiamiamo e prendiamo un appuntamento. Non voglio sentire altro!”

“Seeeeh…cioè vorresti che io vada ad uno di quegli incontri dove fanno…”Ciao sono Marco e non bevo e gioco da 3 settimane…Ciaaaaoooo Maaaarcooo!”? – “Esatto!” – “Scordatelo!” – “Marco non voglio sentire altro se non lo chiami tu, lo farò io! – “Fa come ti pare!”

Lunedì arrivò in fretta. Si erano concessi una domenica di svago andando a trovare prima i genitori di lei e poi la mamma di lui. Per nessun motivo, nelle due visite, avevano messo sul piatto il problema sorto in quei mesi. Il lunedì mattino Marco si stava defilando per evitare quella chiamata ma Anna lo acciuffò per le scale e lo riportò a casa. Si sedettero e Anna attese di fronte a Marco fino a quando quella chiamata non fu fatta. A nulla valsero le lamentele e le scuse di Marco su suoi possibili ritardi a lavoro. Anna aveva contattato tutti gli impegni di Marco e ne aveva annullati una buona parte. Alla fine Marco desistette. Compose il numero, parlò con la segretaria che in maniera molto cordiale fissò un appuntamento per il pomeriggio seguente alle 15.

Si guardarono e dopo un gran sospiro Anna spalancò il suo sorriso. – “Grazie!” Marco sorrise e non rispose.

Quello stesso pomeriggio, dunque, Marco cominciò il suo percorso di riavvicinamento alla realtà. Alle ore 14:30 era già di fronte al piccolo ingresso dell’associazione. Anna lo lasciò lì e si recò al centro commerciale a fare shopping. Voleva che quel momento di confronto fosse solo per marco, che affrontasse il suo problema come tutte le volte che ne aveva avuto uno. Si fidava e sapeva che Marco ne era capace.

Una porta anonima di un grande edificio in un grande piazzale della periferia cittadina, vicino all’ospedale e alla zona commerciale. Su un lato vicino al campanello un cartello plastificato con il nome dell’associazione e tutti i riferimenti telefonici e gli indirizzi internet. L’umidità lo stava scolorendo ma il nome si leggeva ancora. A.G.A.P. (Associazione Giocatori e Altre Patologie). Marco suonò una sola volta e la porta automatica scattò per aprirsi. Una sola rampa di scale divideva la fuga e la rinuncia dall’affrontare il tutto. Salì lentamente e spinse in avanti la porta già aperta. Una signora di mezza età alzò lo sguardo aspettando che Marco si annunciasse.

“Salve…sono Marco, ho chiamato stamattina, sono qui per l’incontro…”

“Benvenuto Marco! Stiamo ancora attendendo l’arrivo degli altri ma può accomodarsi tranquillamente nella sala in fondo. C’è già qualcuno con Pietro, il nostro assistente che terrà questo incontro.”

Marco accennò un sorriso di circostanza e si avviò verso la sala. Mentre camminava poteva distintamente udire il chiacchiericcio del gruppo che attendeva l’inizio dell’incontro. Pietro si voltò ed accolse Marco con un sorriso pieno  e gli occhi brillanti – “Buon pomeriggio Marco! Ho sentito si suo nome dalla segretaria, stiamo attendendo gli altri e tra poco inizieremo.”

Marco si guardò intorno. Età diverse, aspetti diversi. Uomini ma anche donne. Volti arrossati dall’alcol, sguardi assenti di chi ancora faceva calcoli sulle ultime giocate. Alla spicciolata arrivarono gli ultimi e si sedettero in circolo al centro della stanza.

Pietro esordì: “Ci siamo! Benvenuti a tutti, io sono Pietro e vi accompagnerò verso la libertà. Se siamo qui è perché abbiamo deciso di toglierci di torno qualcuno che ci insegue e anche se stiamo correndo per scappare ci acciuffa e ci fa sedere nuovamente davanti a un tavolo da gioco, di fronte ad un PC a scegliere partite e a fare calcoli. Non siamo qui, assolutamente, per far riemergere tutto il nostro passato, siamo qui per dirci ancora una volta quanto siamo stati sciocchi a buttare inutilmente quello che avevamo in tasca, compreso il nostro tempo, che invece avremmo potuto tranquillamente spendere per altro. Perché no…anche per un regalo a sorpresa a chi amiamo. Ci state?”

Un silenzio assordante invase la stanza. Parole troppo semplici ma vere: chi era li era per liberarsi di qualcosa che non gli apparteneva.

Come Marco sospettava, iniziò il giro di presentazioni consueto. Nomi, storie e soprattutto cifre, dalla più esigua ad un vero e proprio patrimonio andato. Era il turno di Marco e Pietro, visto il momento di esitazione, lo esortò con lo sguardo.

Marco cominciò: “Ciao a tutti…sono Marco e…e…mi sono giocato e bevuto non solo i soldi ma sicuramente anche la dignità. Giocavo…gioco,perdo… perdevo e quindi bevo…bevevo. Bevevo, mi sentivo “lucido” da giocare ma…ovviamente, giocavo e…perdevo. Sono un gatto e mi sto mordendo la coda. Non ne esco fuori! Se sono qui è perché fino al piazzale mi ha trascinato la mia compagna, arrivato alla porta però mi sono spinto da solo su per le scale!”

Il gruppo scoppiò in una risata che ruppe quell’aria tesa e fatta di storie.  Quel primo incontro fu fatto solo dalla conoscenza non tanto delle storie quanto delle persone. Chi erano state, chi erano adesso e chi volevano diventare. Dopo due ore Anna si ripresentò al piazzale. Marco salì in macchina e si chiuse dentro il suo piumino. Zero parole fino a casa.

Appena arrivati nel salottino Anna ruppe il silenzio: “Allora…come è andata?”

“ E’ andata…era come dicevo io…la presentazione come dicevo io..tutto come dicevo io… insomma mi sembrava di stare in un cerchio di rimbambiti”

“Ma Marco…”

“L’unica cosa positiva, forse, è che non hanno tanto girato il dito nella piaga…”

“bene…vedrai che ti allontanerai da quest’incubo…ora non parliamone però, prepariamoci una cenetta e parliamo di tutt’altro dai…”

Marco continuò nel suo mutismo e preparò con Anna la cena.

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ALL IN! – CAPITOLO III

All inOre 13. Marco non era ancora a casa e per Anna questo era tutto molto strano. In uno di quei sabati che lo impegnavano con quel tipo di volontariato al massimo alle 11.30 doveva essere a casa. La loro routine di fine mese, ormai consolidata, prevedeva che al rientro di Marco, Anna fosse già pronta e con la lista della spesa e il sacchetto di monete da cambiare in mano. Stavolta no.

Anna dalle 12:45 era attaccata al cellulare per chiamare Marco. Il telefono di Marco era libero ma dall’altra parte non rispondeva nessuno. Si affacciò e alla finestra non vide la macchina. Prese nuovamente il cellulare e contattò Giacomo, un collega di Marco.

“Pronto Giacomo!”

“Ciao Anna, come stai?”

“Io bene…ma…sai per caso dov’è Marco? –  Anna tentò di nascondere i segni dell’agitazione che aveva già da un po’ – “Lo sto aspettando per fare spesa ma ancora non è arrivato…”

“mah…guarda…è passato in sede ed è venuto con me per aiutarmi a scaricare delle attrezzature, è tornato alla macchina dicendomi che sarebbe tornato a casa. Oggi non ha girato molto: i suoi “ragazzotti” erano apposto…saranno state le 10:30 quando abbiamo finito….”

“Hummm…va beh grazie lo stesso…” Non permise a Giacomo di salutarla che aveva già riagganciato.

In quello stesso istante lo scatto della chiave, nella toppa della porta blindata era il segnale che Marco era finalmente a casa. Anna sospirò e nascondendo tutte le sue sensazioni e i suoi stati d’animo di quella mattinata, lo accolse con il suo sorriso. Marco non la degnò di uno sguardo, apri la vetrinetta dei liquori e si versò un bicchierino di anice. In due anni non l’aveva mai bevuto.

“Ehi che succede?”

“Niente…”

“Niente!?

“Non vedendoti arrivare ho chiamato Giacomo…avete fatto presto oggi…”

“ Chi ti ha detto di chiamarlo? Non potevi chiamare direttamente me? “ – Marco era visibilmente alterato, tutti i soldi “investiti” in quel ennesimo weekend erano andati in fumo. Non voleva sentire e vedere nessuno. Beveva.

“Beh se tu rispondessi al telefono forse evitavo tutto questo giro…no? E smettila di bere!”

“No! Devi chiamare me!!!” L’urlo di Marco si schiantò sulle pareti del salottino. Il  bicchierino che aveva tra le mani si frantumò sul pavimento.

“Cosa urli? Bene facciamo a chi alza la voce! Non so cosa tu abbia oggi, ma stamattina mentre ti aspettavo ho fatto come sempre la conta del salvadanaio. Sai cosa c’era dentro? NIENTE!!! Dai…continua a bere…dai…”

“Hufff…falla finita…Niente…ma dai che dentro ci saranno almeno un centinaio d’euro…sei sempre a mettere lì tu…”

“Niente Marco…niente e quando dico niente è NIENTE! Si e no saremo arrivati a 55 euro anzi per l’esattezza €55,50. Ora capisci da solo che, se dai tuoi conti ci dovrebbero essere un centinaio di euro, ne mancano più della metà…dove sono?”

Marco rimase in silenzio e si versò un altro bicchiere di anice.

“Ancora!?!?! Marco…” silenzio. “Marco mi vuoi rispondere?”

Silenzio. Marco si scolò l’ennesimo bicchiere di anice e poi sbottò

“Li ho giocati alle scommesse, e alle slot… anche bevuti…contenta?”

Anna avrebbe voluto far finta di non aver sentito. Non avrebbe voluto mettere una sottolineatura a quel suo pensiero che aveva da qualche settimana. Eppure, rimanendo in silenzio e guardando Marco, stava confermando tutti i suoi pensieri, virgole comprese.

“ Tutti…?”

Marco non rispose. Per Anna era il segno che almeno i soldi preventivati e che sicuramente mancavano nel salvadanaio, fossero partiti per altri lidi. Non ebbe alcuna reazione se non prendere la borsa, uscire e sbattere la porta. Marco dopo l’ennesimo bicchiere di anice si buttò sul divano con lo sguardo fisso nel vuoto.